
Autore: Alessandro Baricco Titolo: Novecento Editore/Anno: Feltrinelli, 1994 Pagine/Prezzo: 62 pp., € 5,00
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava… Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all’altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. Ci viaggiava sopra da dio, poi, mentre le dita gli scivolavano sui tasti, accarezzando le curve di un ragtime.
E’ veramente difficile valutare questo libro. Prima di tutto non è un romanzo, non è un racconto, non è neppure propriamente un testo teatrale a tutti gli effetti (parole dell’autore). Ma chiamiamolo monologo.
E’ un monologo che racconta la storia, inverosimile e surreale, di un pianista eccezionale che, nato su una nave, vi passerà l’intera vita. La trama è carina, con un’originale idea di partenza, breve abbastanza da non stancare, zuccherosa ma con delle punte di comicità, malinconica ma non troppo. Il linguaggio di Baricco (sebbene qui immensamente più accettabile rispetto al più recente Oceanomare) è il punto debole. I puntini di sospensione a iosa, il linguaggio estremamente colloquiale, le iperboli, metafore azzardate ed accostamenti di parole funambolici, le parolacce. Tutto sembra creato ad hoc per solleticare il gusto soprattutto degli adolescenti, che trovano adorabile qualsiasi cosa vada fuori dalla norma, perché sembra loro speciale.
Il problema è che, nonostante io preferisca sicuramente il film, questo monologo non mi è dispiaciuto affatto. Bisogna decidere se fare i puntigliosi a tutti i costi oppure se concedersi qualche innocente vizietto. Se gli antichi potevano far finta, grazie alla sospensione dell’incredulità, che un uomo barbuto fosse una deliziosa donzella, io posso far finta che i puntini di sospensione siano una ganzata e godermi la storia di Novecento.
P.S.: qualcuno su Anobii (pardon non ricordo il nome) ha accostato il linguaggio di Baricco in Novecento al linguaggio di Salinger ne Il giovane Holden…commenti?
At 12/22/2007 03:33:00 PM, Phoebes
Holden io l'ho trovato estremamente noioso. Novecento mi piace molto, mi piace soprattutto lui, Novecento, il personaggio. Il libro è godibile, a me non ha dato fastidio la punteggiatura, né il linguaggio.
Anch'io vorrei riprovare con Baricco, per riuscire finalmente a decidere la mia opinione su di lui. Novecento mi piace moltissimo, Senza sangue l'ho trovato orrendo, City tiepidino, a tratti divertente, nel complesso né bello né brutto.
At 1/07/2008 03:54:00 PM, Roberta
@Luisamiaio: ritengo normalissimo che la valutazione di un libro cambi in base all'età. O meglio in base al momento in cui lo si affronta. Se poi a vent'anni ti piace a trenta no e a quaranta lo butti fuori dalla finestra ci sarà un motivo..
@Zeruhur: su Novecento ti dò ragione, su Il giovane Holden faccio un po' più fatica. Devo ammettere però che l'ho letto molti anni fa. Più recentemente ho letto i Nove racconti e li ho amati.
@Phoebes: concordo con te sulla godibilità del libro. Probabilmente con un altro autore non mi sarei soffermata così a lungo sulle incertezze che ho avuto nel leggerlo, ma è Baricco, appunto, e sto cercando di "vivisezionarlo"! ;)





sopravvalutati tutti e due!
Ovviamente non è confrontabile Baricco con Salinger, ma non è che il Giovane Holden mi faccia impazzire...